Francesco Crocco

Coraggio, resilienza, amore per la propria terra e passione per il proprio lavoro. Potremmo riassumere così la storia del giovane Francesco Crocco che, in piena pandemia, ha deciso con un coraggio fuori dal comune di credere nel suo sogno, di provare a “vincere la sua scommessa” – così come ci ha raccontato quando lo abbiamo incontrato – e puntare tutto il suo entusiasmo e le sue capacità investendo risorse economiche ed energie nel centro storico di Cosenza rimettendo a lucido un baluardo della movida cosentina: il Beat, rimasto chiuso al pubblico da circa dieci anni.

Ma prima di narrare gli ultimi passi della sua avventura, è opportuno riavvolgere il nastro per conoscere la sua storia che inizia nel ristorante di famiglia a Catena, una frazione di Casali del Manco, di cui Francesco è originario. “Ho avuto la possibilità di iniziare in famiglia, ma poi ho capito che per crescere e migliorare avrei dovuto fare la gavetta, e così iniziai con le prime esperienze lavorative in città e, in seguito, in diverse località italiane e anche all’estero”. Qui la strada di Francesco avrebbe potuto prendere una direzione che lo avrebbe portato lontano dalla nostra terra, ma il desiderio di tornare per continuare a dare il suo contributo sono stati più forti di ogni sirena. “Dopo alcune stagioni avrei avuto la possibilità di continuare a lavorare fuori con un noto operatore turistico. Sono stato tentato e lusingato dall’offerta, ma senza indecisione e rammarico ho scelto la Calabria. Ho preferito la mia terra, ho deciso di investire le mie energie e le mie risorse nella mia città”.
Così, senza nascondere le difficoltà incontrate allora come adesso, anche se questa volta da imprenditore di se stesso, per Francesco iniziano le prime avventure nel campo della ristorazione. “La nostra è una terra meravigliosamente bella, ma piena di difficoltà e insidie… fuori, invece, sembra che tutto fili liscio, ma ti senti come un numero tra tanti, solo un pezzo di un ingranaggio. Così, tornato in città, ho dato vita al mio primo ‘sogno’, quello di avere un cocktail bar che mi ha consentito di acquisire maggiore esperienza gestionale”. Chiusa questa prima avventura, durata dal 2013 nel 2017, grazie all’esperienza acquisita Francesco si lancia coraggiosamente nel campo della ristorazione con “Sapore Leggero” che “aveva la mission di creare un modo nuovo di intendere la cucina, con drink da abbinare alle pietanze, il tutto in un ambiente raffinato ma, appunto, ‘leggero’”. Un locale che nasceva nell’odierno centro della movida cosentina, a pochi metri da quella piazza Santa Teresa che, almeno prima delle restrizioni dovute al Covid-19, ospitava centinaia di giovani durante il fine settimana.
Ma dalla “modernità” alla “storia” il salto si fa in un attimo, e un po’ per colpa della pandemia, un po’ per una intuizione maturata durante le festività natalizie del 2019, il giovane imprenditore decide di spostare la sua attività in un’altra piazza, un tempo sede e ritrovo dei giovani della nostra città.
In tutta questa storia ci ho visto anche un piccolo disegno della Provvidenza – ci racconta Francesco – . Da Santa Teresa a Piazza Duomo, di fronte alla nostra magnifica Cattedrale che ospita la patrona della nostra città: la Madonna del Pilerio”. Ed proprio sotto i suoi occhi e il suo sereno auspicio che il 37enne nel mese di marzo dello scorso anno, in piena pandemia, ha deciso di scommettere su questa nuova avventura imprenditoriale. “Ovviamente quando ho maturato la scelta eravamo in pieno lockdown. Poi, appena è stato possibile, nel mese di maggio ho iniziato a fare i primi lavori nel locale in modo da poter essere operativi per uno scorcio della stagione estiva”. Qui il racconto di Francesco si fa denso di dettagli e sensazioni provate a partire dal primo ingresso nel suo nuovo locale. “Varcare questa soglia ed entrare in un palazzo storico, costruito nel 1400, così importante per le nostra città mi ha caricato di emozioni e responsabilità. Da quel giorno sono diventato erede e parte di una storia. Passavo da un locale moderno, immaginato e costruito secondo le mie esigenze, ad uno nel quale abbiamo dovuto riadattare diverse cose e, ovviamente, fare una poderosa opera di pulizia e sistemazione; ma dopo il duro lavoro, finalmente il primo agosto siamo riusciti ad aprire”. Apertura che ha dato modo a Francesco e alla sua squadra di capire che la strada intrapresa era quella giusta nonostante il momento difficile, fatto di giustificabili paure e prudenza da parte degli avventori. “Durante i primi due mesi di apertura, prima della nuova chiusura dettata dal governo nel mese di ottobre dello scorso anno, abbiamo avuto modo di saggiare la bontà della nostra idea e siamo stati incoraggiati da nuovi e vecchi clienti che si sono riaffacciati tra le mura del ‘nuovo’ locale”.

Un locale che non è solo una scommessa imprenditoriale per il suo gestore e gli altri tre tra chef e camerieri che vi lavorano, ma che ha la pretesa di diventare punto di riferimento nel centro storico e di attirare nuove energie e attività lavorative. “Noi crediamo fermamente in questa iniziativa. Vogliamo contribuire a rendere ancora più bella la nostra città e a far rifiorire il centro storico. In queste ultime settimane il Beat – al quale presto sarà aggiunta tra virgolette un “C” che vuole ricordare l’iniziale di Crocco e di Cosenza – ha ripreso a camminare. Sono fiducioso che la nostra scelta non resterà isolata” – ci dice ancora Francesco salutandoci.

Roberto De Cicco, Parola di Vita